Note su struttura e programma ARNM
sulla base della discussione e delle opzioni del Direttivo allargato del 4 Dicembre 2006
di Giorgio Ferraresi - Direttivo nazionale ARNM (inizio Gennaio 2007)

L’ultimo direttivo allargato del 4 dicembre 06 a Firenze (che ha avuto solo il limite di essere assai poco… allargato) ci ha consentito un denso e chiaro dibattito, senza risparmiare gli elementi autocritici, sulla grande potenzialità propositiva della Rete ma anche sulle evidenti criticità della sua azione e strutturazione.
Si è positivamente ripreso il filo (sviluppato molto in questi mesi) degli elementi sostantivi, di progetto, sulle altre economie, beni comuni, valorizzazione locale/ qualitativa del territorio; temi accompagnati da molteplici pratiche diffuse e di movimento (anche se disperse, “orizzontali”…); superando la pratica partecipativa “in sé” come processo o a volte procedura; sostanziandone quindi la direzione e la finalizzazione, spesso sulla base progetti sociali minuti già saturi di senso.
Testa grande per pensare e piedi forti per camminare allora; ma in un corpo striminzito della rete (il modello che ho proposto della “clessidra” con la vita stretta) dovuto alla mancata assunzione di responsabilità nella rete degli enti locali, oltre le loro buone pratiche (quando ci sono): dei comuni e degli altri livelli di governo locale. E sia in ordine direttamente alla gestione della rete, alla strutturazione delle politiche proposte, ma anche in ordine alla divergenza ripetuta con le con le opzioni sociali in campo avverse a privatizzazioni , grandi opere , nuovo consumo di suolo: una palese troppo frequente incoerenza delle politiche.
Bene, mi pare che di fronte a questo quadro si sia saputo rispondere con una proposta chiara almeno su due importanti opzioni emerse dal direttivo:
a) si ribadisce il progetto sostantivo che è stato già espresso nella assemblea di Milano come contenuto necessario di una partecipazione non formale e rituale; confermano i “10 punti” di quella assemblea, elementi essenziali della relazione interattiva tra progettualità sociale della cittadinanza attiva e dei movimenti con le politiche pubbliche (su questo torno ancora più propriamente in seguito);
b) si è deciso un atto di ristrutturazione della Rete (nella forma di un Ufficio di Presidenza costituito da rappresentanti significativi di enti locali di vario livello) che garantisca il coinvolgimento e la responsabilità degli enti locali nel governo della stessa Rete; cosa essenziale per esprimere la natura della rete fondata sui “municipi”, sia nelle sue funzioni di network tra istituzioni società e ricerca, sia nelle sue possibilità di interlocuzione con i temi del governo, della nuova democrazia e forma istituzionale (elementi di democrazia diretta, autonomia sociale ed degli enti locali, federalismo municipale solidale)

Su questa base sonno anche stati attivati interventi specifici su questioni aperte (dall’assemblea di Milano) in ordine a processi di governo in atto, per audizioni o interventi su:
- testo unico sugli enti locali (formazione di un gruppo di lavoro, già in corso, affidato a Vittorio Pozzati, in attesa di audizione in commissione competente)
- decreto Lanzillotta su gestione dei servizi pubblici (mozione del’assemblea e possibile audizione)

Sin qui il lavoro del Direttivo allargato (e avvio delle azioni dette)
Si tratta ora di garantire la messa in campo effettiva di quanto deciso e di svilupparlo coerentemente, senza rimandare o stemperare le scelte fatte; convocando quindi a breve un nuovo direttivo operativo che:
1) In base ad una breve istruttoria e verifica di disponibilità delle persone da coinvolgere (ad pera del presidente, coadiuvato da chi vuole) definisca del tutto l’Ufficio di presidenza; oltre gli amministratori già resisi disponibili o espressamente individuati, quali Pozzati (Provincia di Milano, di cui verificare altri coinvolgimenti in parte già in atto), Cruccolini (Consiglio comunale di Firenze), Massimo Rossi, o chi per esso (Provincia di Ascoli P.); mancano ancora 2/3 componenti importanti quali esponenti di (suggerisco o annoto da altre indicazioni emerse): Municipi di Roma, Regioni Lazio e/o Puglia,…, forse un’altra Provincia o Comune del Centro-Italia (?).
Il criterio emerso (e che vorrei sottolineare) nell’indicare questi amministratori è che sia ben rappresentato l’arco di competenze intero degli enti locali “municipalisti” di vario livello, in grado di gestire efficacemente le proposte della rete in un quadro generale: nei territori e rispetto alle politiche generali (nazionali ed europee) partendo da territori. Ed che su queste competenze i soggetti dell’Ufficio di Presidenza assumano responsabilità dirette ed individuate (anche individuali).
2) Si tratta inoltre di definire le azioni sulle proposte della rete, a partire dai 10 punti, ma definendone priorità, modalità, livelli di interazione, sulla base de i progetti sociali in corso per un loro “empowermwnt” ed una loro interferenza nelle politiche pubbliche prima di tutto quelle governate direttamente dagli enti locali (quelli aderenti alla Rete in primis, quasi una operazione di monitoraggio di coerenza interna che sia espressa dalla Rete stessa, con dibattiti, confronti/scontri, seminari di proposta/denuncia, ecc., ed anche fornendo indirizzi e servizi su fondi,opportunità., buone pratiche sociali); ma anche nei confronti, come si diceva, delle politiche nazionali e internazionali/europee.
Su questo va detto, riprendendo un accenno già introdotto sopra e quanto sostenevo nel direttivo allargato (ma anche nell’assemblea di Milano, io, Calori ed altri) che a differenza della pura azione e progettualità sociale e di movimento la Rete deve assumere il compito di “praticare” (avvicinare, costruire le condizioni per attraversare) la soglia con le politiche pubbliche, rappresentando forme sociali che già assumono rilevanza pubblica, proprio attraverso la partecipazione e l’interferenza dei movimenti sociali nell’istituzione, nelle politiche di governo.
Vi è quindi un compito che nessun altro svolge di relazione tra movimento, ricerca e istituzioni locali con altri livelli di governo; relazione che deve esprimere (“urgere”) proposta, denuncia, progetto.
Sopratutto in una fase di riproposizione di “sviluppo” neoliberista ma satura di contraddizioni e con un governo che rappresenta queste contraddizione senza avere linea generale alternativa.
Si propone di individuare, non una impossibile vertenza generale di cambiamento di “orizzonte” e “cultura” di governo (si tratta di Prodi e della “Europa monetaria”) ma piuttosto alcuni progetti prioritari, pilota, sperimentazioni da verificare e diffondere, di altra economia locale, basata sul valore territoriale, qualitativa, e di altra cittadinanza; con cui aprire strade, dare indicazioni di percorso, mostrare e iniziare a praticare linee di alternativa.
Si ricorda comunque che il riformismo liberista non presenta prospettive reali e che oggettivamente richiede elementi di politiche “alternative di sviluppo” e che anche la “territorializzazione” in corso dei fondi strutturali europei (come emerge da molti segni su cui si tornerà in altro sede) chiede di fatto politiche qualitative e di valorizzazione delle differenze.
Entro il quadro dei 10 punti, per intenderci, si possono individuare allora alcuni progetti prioritari da proporre, ma già in parte praticati nella sperimentazione sociale locale; 3 / 4 progetti, da portare avanti con tenacia, prima di tutto nei territori con gli enti locali che ci stanno ma in cui siano evidenti tracce di generalizzazione possibile, di costruzione materiale di precondizioni di altra economia e civiltà. Su cui costruire alleanze e sinergie e strappare spazi: dai municipi allo Stato, all’Europa.
Su questi progetti deve impegnarsi l’ufficio di presidenza con l’esecutivo (ed il direttivo ) della Rete con responsabilizzazioni articolate e definite.
- costruire un sistema di alleanze in gruppi di lavoro con attori politici (di governo e nella CEE, comunque coerenti con i nostri temi) definendo un geografia di rapporti ed una agenda operativa;
- istituire rapporti attivi e stabili con centri di decisione sui fondi comunitari; e con le agenzie regionali in merito;
- rafforzare su ogni progetto reti locali interlivello e intersoggettive;
- disporre di progettualità di ricerca universitaria

Nel merito dei progetti prioritari (che già sono nel cuore della nostra proposta ma che vanno esplicitati e strutturati in azioni di rete) ne indico in modo articolato uno (il “progetto 1” e le sue connessioni); e ne designo solo denominandoli altri, più o meno correlati con il primo.

Progetto 1
“Produzione locale di qualità territoriale”; fondato innanzitutto su un forte progetto “Agricoltura”
- Un progetto da proporre, con alcuni connotati generali (qual, ad esempio, la “Carta europea dell agricoltura periurbana” o gli indicatori qualitativi per il PAC), in alcuni territori esemplari con esperienze già in atto (si veda la ricerca PRIN sui Parchi agricoli del network universitario “territorialista”)
- La nuova agricoltura di qualità proposta non solo “per se” (rinascita da un genocidio) ma anche come paradigma per ogni altra produzione: discriminante la qualità locale, il valore del patrimonio territoriale e del capitale sociale depositato, il valore aggiunto territoriale (VAT)
- In relazione con i processi di commercio equo e solidale e di altro consumo (e nuovi stili di vita), alla loro autorganizzazione sociale cooperativa; attraverso il rapporto diretto produzione / consumo (“filiera corta”, riconoscimento e pratica del territorio)
Legami con altre dimensioni del progetto.
- progetto di nuovo paesaggio e di nuova relazione città/campagna, contro la periferizzazione e la città diffusa (“forma” urbis”…); produzioni di beni e produzione di territorio;
- contro il consumo di suolo, valore endogeno “competitivo “ degli spazi aperti;
- connessioni dirette e virtuose con i progetti dell’acqua, dei beni comuni e dell’energia (vedi oltre);
- progetti di produzione secondaria (“neoindustriale”, artigiana) su base di valorizzazione dei cicli locali e dei patrimoni territoriali; terziario e ricerca tecnologica orientati dal capitale sociale / territoriale;
- valore territoriale come antagonista delle grandi opere distruttive di paesaggio e ambiente; indirizzi per un’altra politica di “piccole opere” territorialmente consapevoli”;
- passaggio , su quest’ultimo punto, dal coraggioso rifiuto delle grandi opere (noTav, noPonte, NoMose, ecc.) al progetto attivo di territorio che ridefinisce le opere infrastrutturali ( nascita di laboratori territoriali).
- introduzione di una nuova fase di sperimentazioni delle cosiddette “politiche regionali” (progetti d’area CEE e interregionali, Patti territoriali…..); costruire proposte sulla base dei presenti progetti.

Progetto 2
“Energie rinnovabili, acque e beni comuni”
- geografia di buone pratiche e di punti di eccellenza che forniscano indirizzi per al diffusione capillare agli enti locali;
- energia eolica, solare,da dinamica idraulica (non destruente il contesto) e da biomasse: per un piano nazionale su base di sperimentazioni pilota e di incentivi mirati locali e di rete;
- definizione e verifica empirica ulteriore (in rapporto con i movimenti specifici) di principi di dominio pubblico sui beni pubblici, a partire dalle acque, e di servizio pubblico nella gestione;
- connessione specifica con il progetto agricoltura /territorio per le biomasse; e più articolato con le altre rinnovabili (verifiche paesistiche, di correlazione ambientale, ecc);
- sostegno del concetto del beni comuni e dei cicli ambientali e di energia (e del teritoirio come ben comune complessivo) come risorsa attiva di altro sviluppo; e progetti pilota in tal senso,

Progetto 3
“Nuova cittadinanza, interculturalità, solidarietà”
- in primo piano l’esperienza municipale (che è la più ricca, progettante ed avanzata) va messa in campo come punto di riferimento e sperimentazione nelle politiche generali;
- voto e cittadinanza ai migranti, nuova regolamentazione degli accessi ed eliminazione delle prigioni etniche (CPT), la connessa lotta alla precarietà ed al lavoro nero, introduzione di elementi di “salario sociale”: tutti questi temi ed processi vanno articolati nei diversi contesti territoriali ed attraverso il ruolo essenziale dei municipi.

Si richiama infine che comunque, con questi progetti sostantivi deve procedere e strutturarsi la proposta di base della Rete sul ruolo degli enti locali (in rapporto al lavoro citato di revisione del “Testo unico” già in corso), la campagna per l’introduzione delle leggi regionali sulla partecipazione e la proposta molteplice su federalismo municipale e solidale.
Estensione di processi di base di nuova democrazia ed autonomia ma resa effettiva, sostanziata dalla progettualità di cui qui si tratta.


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