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da Carta settimanale del 24 Giugno 2006

Il federalismo che vogliamo
di Alberto Magnaghi


Il
documento diffuso dalla Rete del Nuovo Municipio propone due puntualizzazioni sul "no" alla controriforma costituzionale: un appello alla sinistra affinché recuperi le radici storiche del movimento federalista, coniugandole con l’attuale crescita delle esperienze di democrazia partecipativa; le esperienze della Rete come paradigma esemplificativo del percorso verso il federalismo municipale solidale.

L'appello
C'è un accordo pressoché unanime nel centrosinistra contro la pars destruens della controriforma laddove essa riduce il ruolo del parlamento e della presidenza della repubblica, accentra i poteri nella presidenza del consiglio configurando una svolta autoritaria e ipercentralistica. Meno chiara è la critica alla pars construens, al presunto federalismo attuato dall'alto con la devolution dove, al doveroso allarme sulla desolidarizzazione, sui separatismi e competizioni fra regioni, sul neocentralismo regionale, non si accompagna con chiarezza una scelta strategica verso il federalismo; anzi molte argomentazioni della polemica lasciano intuire una difesa dello statalismo come unica garanzia della solidarietà e parità dei diritti. D'altra parte i rapporti storici fra federalismo, socialismo e comunismo non sono mai stati facili: lo stesso concetto storico di presa del potere statale per la dittatura del proletariato non faceva presagir nulla di buono, come di fatto si è verificato, neppure per i poveri soviet. Eppure il percorso federalista in Italia sia pre- che post-risorgimentale ha elaborazioni illustri, dalla Lombardia (Cattaneo, Ghisleri, Zanardelli) al Veneto (Luzzatti, Morpurgo, Trentin) alla Sicilia (Colajanni, Sturzo, Milazzo) alla Sardegna (Lussu, Tuberi). Cattaneo incentra sul diritto dei popoli e, in particolare, sul ruolo delle città la fondazione di una federazione: a partire quindi dai luoghi primari di esercizio della sovranità popolare, storicamente introdotti nella civitas del Municipio romano e ripresi negli statuti delle città medievali. Mi ha stupito dunque tempo fa l'assenza di un commento della sinistra alla visita-omaggio di Bossi alla casa di Cattaneo in Ticino, ovvero l'abbandono culturale e politico alla Lega della battaglia federalista.
La Rete nel suo documento chiede chiarezza strategica sul progetto politico alternativo alla devolution: un percorso federalista dal basso che sappia coniugare i diversi livelli della democrazia partecipativa da quello municipale, livello fondativo della cittadinanza attiva, ai livelli superiori (province, regioni, stato, Europa) in un sistema sussidiale e non gerarchico di decisioni.

Le esperienze promosse dalla Rete
La Rete ha esemplificato questo percorso sviluppando insieme aspetti teorici, di metodo, di pratiche, promuovendo esperienze di costruzione dal basso del processo federativo, attivando l'incontro fra società civile e governi locali.
Il raffronto internazionale delle pratiche di Bilancio Partecipativo ha consentito di promuovere un'estensione originale al contesto italiano ed europeo dell'esperienza di Porto Alegre, recuperando le precedenti multiformi esperienze partecipative del contesto italiano in una strutturazione innovativa dei processi nel Bilancio Partecipativo (Conferenza di Piacenza, 2003). Il passaggio successivo è stato il far evolvere le esperienze dal Bilancio Partecipativo nell'elaborazione di proposte per la partecipazione strutturata alle scelte complessive di governo del territorio. Nella Conferenza di Grottamare (2004), oltre a questa tematica, si è affrontato l'avvio di un processo di ridefinizione del ruolo delle province, intese come enti di co-pianificazione e sussidiarietà, espressione della federazione di comuni. A tal fine è stata costituita una commissione permanente di amministratori provinciali, il cui manifesto è condensato nel documento "la provincia dei comuni". Questo percorso ha visto un'ulteriore tappa nella Conferenza di Bari (2005) con la presenza di cinque Regioni che hanno assunto il processo federativo dal basso come programma del proprio operare. Linea già operativamente avviata dalla Regione Toscana che, insieme alla Rete del Nuovo Municipio, sta organizzando attraverso un complesso e capillare processo partecipativo la preparazione di una legge regionale sulla partecipazione, che costituisce un primo esempio di percorso strutturato del "federalismo per partecipare" (secondo la definizione di Silvio Trentin).
Nella successivo coordinamento del 18 maggio 2006 a Firenze di sette Regioni in occasione del convegno internazionale sulla partecipazione promosso dalla Regione Toscana, è emersa l'attivazione in atto di processi partecipativi (oltre che concertativi) nell'attività legislativa e promozionale delle regioni. Questi spaziano dai sevizi regionali alle agende 21, al piano energetico e territoriale (Friuli-Venezia Giulia); alle politiche sui migranti, sullo spettacolo, sui bilanci di genere e sociali (Abruzzo); al governo delle coste e alle politiche giovanili (Puglia); alla programmazione strategica e economico-finanziaria (Puglia, Lazio); alle leggi sul reddito sociale, sulla pace, sulle politiche di genere sull'uso terapeutico della marijuana (Lazio); al piano territoriale regionale (Emilia Romagna). Si sta in altri termini profilando, anche se ancora con uno scarto enorme fra enunciati e realizzazioni, l'indirizzo che il presidente della Regione Toscana, Claudio Martini, ha proposto definendo la democrazia partecipativa come forma ordinaria di governo in tutti i settori e in tutti i livelli dell'amministrazione locale.
Questo avvio concreto di processi federativi si accompagna, in molte politiche di sviluppo locale, all'attivazione di reti di cooperazione decentrata e alla costruzione di reti transnazionali di comuni che interagiscono solidarmente in campo sociale, culturale, ambientale, per la pace, per il clima, per il disarmo nucleare, per l'inclusione sociale e cosi via, prefigurando un modello di "globalizzazione dal basso" e di una costruzione dell'Europa improntata al "federalismo municipale e solidale", dove il ruolo delle città e delle loro reti sovralocali va assumendo un ruolo centrale nella ridefinizione della stessa costituzione europea.

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