Da Guazzaloca al grande guazzabuglio
Michele Zanelli

Ho assistito giovedì scorso al forum sulla mobilità e sarei intervenuto se non fosse per l’ora tarda e lo stato di grande confusione in cui mi sono ritrovato dopo la lunga sequenza dei progetti presentati.
Avrei iniziato raccontando che, arrivato in serata alla stazione di Bologna, ero stato testimone una volta di più della assoluta inadeguatezza del sistema dei trasporti pubblici urbani. A parte il solito fastidio che si ricava dalla “accoglienza” di una stazione obsoleta e degradata ( v. Gomorra maggio 2004, pag. 58), ho scoperto che tra le 20 e le 21 termina la maggior parte delle linee di autobus, compresa la circolare: l’unico autobus che mi avrebbe portato in zona era la “navetta” per il parcheggio Staveco, tempo di attesa previsto: 20 minuti. Poiché per prendere un taxi c’era la solita fila, l’alternativa era scegliere tra gli abusivi e una passeggiata sotto la neve. Ho scelto quest’ultima soluzione che tutto sommato è il miglior modo per raggiungere ogni punto del centro di Bologna.

Ma vogliamo provare a immaginare la situazione che Mattioli prefigurava col suo sogno al 2016?
Per andare dalla Stazione al Baraccano, nel 2016 potrò scegliere tra diverse opzioni: la linea 1 del metrò che mi lascerà in Piazza Maggiore, per poi proseguire con Teo (o Civis, comunque si chiamerà); oppure le efficienti corse del SFM, che nel frattempo forse avranno raggiunto la sospirata frequenza della mezz’ora, se sono fortunato con la “coincidenza” (a proposito, sapevate che in Svizzera si chiama “corrispondenza”?). Ma non si farebbe prima, dico io, a rimettere un po’ d’ordine nelle linee dell’ATC? Lo sapete che per andare al Fiera District da via Indipendenza c’è un solo autobus, il 28, che passa ogni 20-25 minuti? Ma attenzione, non fatevi ingannare dalla direzione: lo dovete attendere sulla sinistra, diciamo davanti al cinema Metropolitan perché il 28, per andare in Fiera risale Indipendenza, svolta per Ugo Bassi, gira per Marconi, Via dei Mille e torna a svoltare in Via Indipendenza, questa volta puntando dritto verso la Bolognina.
Forse l’ATC si è incaricata di fare attecchire nei bolognesi il bisogno di una metropolitana che non si sono mai sognati. Perché se si limitasse a gestire, per esempio nella tratta Stazione-Fiera, un servizio efficiente di navette con frequenza diciamo di 10 minuti, chi se lo fumerebbe il Metro?

Ma bisogna “pensare in grande”, all’Area vasta, alla città metropolitana (a proposito, non mi pare che si sia parlato molto di questa istituzione giovedì sera) e allora ben venga il Sevizio Ferroviario Metropolitano, che sfrutta le linee esistenti, le stazioni esistenti, il materiale rotante esistente… e forse per questo non si vede proprio: dov’è il SFM?, a che punto di attuazione è arrivato? Bello il ragno ad otto gambe che ci è stato mostrato, ma come si innerva nel territorio metropolitano, quali sono i suoi nodi di interscambio, quante e dove sono le stazioncine “impresenziate”con annesso parcheggio? Io credo che Mattioli abbia ragione: o si investe decisamente su questo sistema con le vetture nuove fiammanti che passano ogni 10-15 minuti e con una politica mirata degli insediamenti e dei servizi che ne sfrutti la rete e lo elegga realmente a “Il Sistema del trasporto pubblico metropolitano” o è meglio rassegnarsi alle auto private che intasano Bologna dalla provincia.
Non abbiamo risorse da investire? Regione, Provincia e Comuni metropolitani non si impegnano a sufficienza? Proponiamo una tassa di scopo a carico degli insediamenti privati che beneficiano della vicinanza a questo servizio, che come si vede ad esempio sulla Porrettana, sta realmente favorendo sia gli investimenti immobiliari che la proprietà fondiaria.

Quanto alla metropolitana, scordiamocela. Si è provato a condizionare il progetto Guazzaloca e il risultato non è entusiasmante. Prendiamo ad esempio il compromesso sotto-sopra: se tutta la tratta da Michelino a Stazione, a Piazza Maggiore, a porta Saffi deve stare sotto terra, a che serve venire fuori in via Emilia ponente, per fare dispetto ai residenti già sensibili ai cordoli di Vitali?
Ma perché affannarsi a negare che una metropolitana che non collega l’aeroporto alla stazione non ha senso? Perché invocare per questo i dati dei flussi di percorrenza quando il capolinea Fiera sta in piedi solo (e a fatica) con il parcheggio “scambiatore” Michelino? Allora facciamo un parcheggio scambiatore anche all’aeroporto, che ce n’è bisogno, oppure, per coerenza, lasciamo perdere tutto.
E chiediamo al governo di lasciarci fare una politica dei trasporti non condizionata dal bastone di Baldassarri e dalla carota di Lunardi. A cominciare dal nodo stazione, vero buco nero del sistema che deve diventare il catalizzatore di tutte le risorse disponibili perché si possa realmente aggregare attorno ad un progetto di stazione al passo coi tempi il nodo di interscambio del sistema dei trasporti locali, regionali, nazionali, dall’alta velocità al SFM, dal ferro alla gomma: un tema prioritario per risolvere con una grande infrastruttura urbana una polarità che abbiamo ereditato in pieno centro!
Mi sembra incredibile: giovedì sera nel forum della mobilità nessuno ha parlato della stazione.

Quanto al Civis non ne voglio neanche parlare per carità di patria: sarà il quarto sistema di trasporto incompatibile con tutto il resto. Fosse una monorotaia superveloce, uno dice un’omaggio alle tecnologie, un monumento alla modernità, ma così è solo un omaggio a chi lo produce.

E vengo al passante autostradale, nastro d’asfalto nella bassa: di tutte le opere presentate giovedì è quella che rimane più oscura ed incomprensibile, non tanto nelle motivazioni, quanto nelle scelte attuative. E’ certamente uno strappo alla sostenibilità, non solo per gli effetti sui territori che attraversa, ma anche perché produce un allungamento di percorrenze che si traduce in aumento di consumi e costi di trasporto. E il sistema di tariffazione assomiglia ad una tassa sull’inquinamento.
Ma il problema, secondo me, è che il nascente PSC bolognese prescinde da questa infrastruttura, mentre sarà fortemente condizionato dalle scelte del sistema di trasporto pubblico veloce. Ce lo ha ricordato Merola, quando ha detto che il programma del Comune è di adottarlo entro il 2005.
Ora io non so se questa scadenza sia realmente opportuna, anche se è necessario darsi delle scadenze. Il quadro dei provvedimenti presentati giovedì non conforta nella sensazione di una città che ha fatto le sue scelte ponderandole, discutendole coi cittadini e soprattutto optando tra diverse alternative di sviluppo sostenibile. La sensazione è che si stia correndo dietro a condizionamenti imposti da altri, a finanziamenti vagheggiati, a situazioni di emergenza: la sensazione di una città che sa di essere in ritardo su molti fronti e che cerca affannosamente di riguadagnare terreno.
Mi dispiace doverlo ammettere, ma non mi sembra l’atteggiamento più consono ad intraprendere un percorso così complesso ed irto di ostacoli. Sarei felice di essere smentito dai fatti e mi aspetto che qualcuno, da questo forum, mi convinca che ho torto.
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Michele Zanelli