Milano, 18 Dicembre 2004
Era digitale, beni comuni e diritti universali alla conoscenza
Allo IULM di Milano il convegno "Condividi la conoscenza: nuovi Commons, nuovi diritti"

La necessità di definire i nuovi beni comuni della società, liberamente accessibili, riuscendo allo stesso tempo a valorizzare intelligenze individuali, investimenti economici e bisogni collettivi è la nuova frontiera politica, sociale ed economica che ci si trova ad affrontare nella cosiddetta "era digitale". Definire l'accesso ai saperi collettivi come un diritto universale pone un problema inedito in termini legislativi, assolutamente in controtendenza rispetto alla sacralità dei brevetti e del copyright, presto sanciti, a quanto pare, anche a livello europeo, nonostante la campagna condotta tra gli altri dalle molteplici associazioni che supportano il free software. Di questo si è parlato il 18 dicembre a Milano, durante un partecipato convegno che ha visto la presenza tra i relatori di alcuni tra i maggiori esperti in materia a livello nazionale e internazionale (Lessig, creatore dei Creative Commons; Prado, coordinatore del Ministero della Cultura brasiliano; e poi gli italiani Carlini, Formenti, Meo, etc.), e di alcuni dei politici italiani (il garante Rodotà, il sen. Cortiana) più ricettivi di fronte a tematiche non ancora entrate nel dibattito pubblico con la rilevanza e centralità che meriterebbero. Di fronte all'imprescindibilità attuale delle tecnologie digitali e delle biotecnologie, con i rischi correlati per i diritti civili e politici, è sempre più urgente la definizione e affermazione di una intera categoria di nuovi diritti. In primis, il diritto alla condivisione dei saperi e alla conoscenza come sede per elaborare, sperimentare e contaminare tra loro i punti di vista e le esperienze maturate all'interno dei vari universi locali. Ogni nodo della Rete, come parte del tutto, contribuisce all'evoluzione qualitativa e quantitativa, così come questa ricchezza sistemica diversificata può passare tutta per il piccolo nodo, il tutto nella parte. Di contro, gli eccessi del copyright, non conoscono limiti. Ma la riduzione a merce dei contenuti della comunicazione è un'operazione prepotente e, al tempo stesso, goffa.

Per saperne di più:
www.creativecommons.it
www.softwarelibero.it
www.lessig.org
www.garanteprivacy.it
www.cultura.gov.br/corpo.php
http://web.fiorellocortiana.it
www.quintostato.it
www.totem.to

(a cura di
Lorenzo Mazzi - Radio Onda d'Urto, Milano).