Migranti: da Agrigento a Genova, la sfida municipale dei diritti
di Beppe Caccia e Franco Piperno
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(da Il Manifesto del 15 agosto 2004)

Il Comune di Cosenza e quello di Venezia, insieme ad altri comuni siciliani e non solo, ospiteranno alcuni tra le centinaia di richiedenti asilo africani che l'incuria e l'insipienza governativa hanno lasciato a se stessi, a bivaccare per giorni nei dintorni della stazione ferroviaria di Agrigento. Per loro, questa era stata solo l'ultima tappa di un calvario segnato prima dalla partenza da situazioni di guerra, fame, diretta persecuzione e sistematica violazione dei diritti fondamentali, poi dall'incontro con le organizzazioni criminali che gestiscono la tratta dei "clandestini" tra le due sponde del Mediterraneo, infine dalla detenzione negli ormai famigerati CPT nostrani, prima dell'identificazione.
Certo, a loro era andata meglio che ai profughi salvati dalla Cap Anamur: non sono diventati merce di scambio politico tra le destre al governo, non si sono trasformati nell'esemplare bersaglio mediatico di Pisanu. Così, almeno, non sono stati deportati, in aperto contrasto con le convenzioni internazionali sullo status di rifugiato: più semplicemente, come avviene per la stragrande maggioranza dei casi, sono stati abbandonati al loro destino. L'ospitalità ai profughi "invisibili" di Agrigento è, in ordine di tempo, solo l'ultima delle occasioni in cui singoli Comuni italiani sono intervenuti a supplire l'assenza dello Stato centrale sul terreno dell'accoglienza e dell'accompagnamento di migranti e rifugiati nell'inserimento sociale. Proprio nel momento in cui domina l'isteria politico-mediatica sull'"invasione" proveniente dalla sponda africana, si rafforzano i dispositivi di controllo e pattugliamento delle coste, risorse enormi vengono investite nella costruzione e nell'esercizio di centri detentivi per i migranti, dalla dubbia costituzionalità.
Non è casuale che proprio Pisanu proponga di trasferire ai Comuni la gestione del rinnovo dei permessi di soggiorno: non perché sia convinto, come da tempo chiediamo, che l'intera partita della residenza dello straniero sul territorio nazionale debba cessare di essere "questione di polizia", vada sottratta alla sfera dell'"ordine pubblico" e diventi invece materia da amministrazione civile, pratica anagrafica. Ma perché il ministro degli Interni è conscio del collasso, a cui la nefasta applicazione dei meccanismi ricattatori della legge Bossi-Fini ha portato gli uffici stranieri delle Questure di tutta Italia. Va da sé che pretenderemo un vero trasferimento di competenze e risorse, non una pericolosa trasformazione dei servizi comunali in "impiegati allo sportello" dell'apparato di controllo statuale sull'immigrazione.
Tanto più in una fase segnata, in più settori, da un marcato attacco neo-centralistico agli spazi reali di autonomia e autogoverno degli Enti locali. Possono essere letti in questa chiave gli effetti del decreto "tagliaspesa" del luglio scorso e, a maggior ragione, la diffida governativa nei confronti del Consiglio comunale di Genova, per le modifiche statutarie introdotte per il diritto al voto amministrativo dei migranti. L'atto di ostilità dell'esecutivo nazionale dovrebbe aver chiarito qual sia l'importanza della posta in gioco: il riconoscimento dell'elettorato attivo e passivo per gli stranieri residenti, a partire dagli Statuti comunali, non solo definisce una conquista di civiltà, un passo in avanti verso il superamento dell'attuale democrazia rappresentativa dell'apartheid, ma afferma anche la dimensione del locale come spazio per lo sviluppo di una politica alternativa dell'immigrazione, fondata sull'accoglienza e l'inclusione sociale dei migranti quali "nuovi cittadini". Costituisce infine, nella concreta applicazione di una pratica radicalmente federalista, lo spazio municipale come luogo dei diritti e delle libertà.
Ecco perché è da subito decisivo che, in questa estate di Boat people, si moltiplichino le disponibilità all'accoglienza e che il maggior numero possibile di Consigli comunali si schieri, affiancando Genova in questa battaglia.

* assessori comunali di Venezia e Cosenza - Rete Nuovo Municipio.